Mostra

Programma Evento

Con le mani nella storia

11 FEBBRAIO 2024 ore 11.00-16-00
Esposizione (accesso libero)

Gli scheletri degli antichi Romani raccontano: la donna sottoposta a violenza, l’uomo con disabilità accudito.

Ore 11,30 Conferenza: Archeologia, storia della medicina e antropologia

Eventi-laboratorio (su prenotazione)

  • Ricostruzione di un intervento chirurgico nella Roma antica
  • Gli strumenti chirurgici degli antichi Romani
  • La preparazione del cibo
  • La preparazione dei cosmetici
  • La preparazione del pane
  • La tessitura
  • La produzione delle lucerne

12 e 13 Febbraio 2024 ore 9.30-13.00
Esposizione (riservata alle scuole)

Gli scheletri degli antichi Romani raccontano: la donna sottoposta a violenza, l’uomo con disabilità accudito.

Eventi-laboratorio

  • Gli strumenti chirurgici degli antichi Romani
  • La preparazione del cibo
  • La preparazione dei cosmetici
  • La preparazione del pane
  • La tessitura
  • La produzione delle lucerne

Sede

Unità di Storia della Medicina e Bioetica
Viale dell’Università 34a
00185 Roma

Per partecipare è necessario iscriversi compilando il form sottostante.

Iscrizione Evento

Iscrizione Evento
Nome
Nome

Questionario

Medicina e Scienza questionario
Fascia d'età
Quanto mi sento sensibilizzato/a rispetto alla rilevanza della relazione tra stili di vita e benessere individuale e collettivo sia in epoca antica sia in epoca contemporanea
Quanto questa attività ha impattato sulla mia personale sensibilizzazione rispetto alla rilevanza della relazione tra stili di vita e benessere individuale e collettivo sia in epoca antica sia in epoca contemporanea
Quanto mi sento sensibilizzato/a rispetto ai temi della violenza sulle donne sia in epoca antica sia in epoca contemporanea
Quanto questa attività ha impattato sulla mia personale sensibilizzazione rispetto ai temi della violenza sulle donne sia in epoca antica sia in epoca contemporanea
Quanto mi sento sensibilizzato/a rispetto alle discriminazioni relative alla disabilità sia in epoca antica sia in epoca contemporanea
Quanto questa attività ha impattato sulla mia personale sensibilizzazione rispetto alle discriminazioni relative alla disabilità sia in epoca antica sia in epoca contemporanea
Quanto mi sento sensibilizzato/a rispetto alle condizioni di salute di cittadini considerati marginali o resi vulnerabili da fattori costituzionali così come da fattori socio-economici e ambientale sia in epoca antica sia in epoca contemporanea
Quanto questa attività ha impattato sulla mia personale sensibilizzazione rispetto alle condizioni di salute di cittadini considerati marginali o resi vulnerabili da fattori costituzionali così come da fattori socio-economici e ambientale sia in epoca antica sia in epoca contemporanea
Quanto mi sento sensibilizzato/a rispetto ai temi di educazione sanitaria, ambientale e civile sia in epoca antica sia in epoca contemporanea
Quanto questa attività ha impattato sulla mia personale sensibilizzazione rispetto ai temi di educazione sanitaria, ambientale e civile sia in epoca antica sia in epoca contemporanea

Formazione docenti

Corso di Formazione

Iscrizioni su SOFIA: 78860

Corso di Formazione (e laboratori) gratuito, on-line, certificato sulla piattaforma SOFIA (di 10 ore on-line e 10 da svolgere in autonomia con gli studenti), per i docenti di area umanistica e scientifica, e i dirigenti delle Istituzioni Scolastiche e per le Scuole, erogato dal Dipartimento di Scienze e Biotecnologie medico chirurgiche Sapienza Università di Roma in collaborazione con il Servizio di Antropologia della Soprintendenza Speciale Archeologia Belle arti e paesaggio di Roma.

Inquadramento tematico del progetto per esteso

Il progetto intende utilizzare materiali bio-archeologici di individui risalenti alla Roma imperiale per illustrare tre storie di vita di rilevanza anche per l’attualità (violenza sulle donne; disabilità e supporto sociale; alimentazione, stili di vita/ salute e lavoro infantile). A tale scopo sono state utilizzate le biotecnologie più moderne per comprendere i materiali storici. Gli esiti degli studi e i materiali biologici saranno disponibili per la formazione di studenti di scuole secondarie di primo e secondo grado e costituiranno lo spunto per affrontare, da prospettive diverse, temi relativi all’inclusione: la loro illustrazione da parte di esperti di DNA antico, antropologi fisici, storici e storici della medicina sarà accompagnata da interventi di scienziati e esperti di tematiche biologiche e sociali, in una conversazione transdisciplinare che ha lo scopo di restituire alla dimensione storica un significato pedagogico per l’attualità.

Attività di Formazione gratuita on-line certificata sulla piattaforma SOFIA per i docenti e i dirigenti delle Istituzioni Scolastiche e per le Scuole, erogata dal Dipartimento di Scienze e Biotecnologie medico chirurgiche Sapienza Università di Roma:

20 ore totali di cui

• 10 ore on-line da svolgere in orario extra-scolastico e

• 10 ore da svolgere in autonomia con gli studenti

Le due giornate (10 ore on-line da svolgere in orario extra-scolastico) intendono offrire ai docenti e ai dirigenti delle istituzioni scolastiche gli strumenti per utilizzare in autonomia con le classi i materiali didattici che saranno forniti a partire da aprile 2023 (video, materiali di documentazione in 3D correlati ai casi-studio presentati). Tali materiali potranno essere utilizzati in autonomia presso le sedi scolastiche e/o come strumenti di preparazione alla visita della Mostra ‘Medicina e Scienza, strumenti per comprendere il passato’ che sarà realizzata a settembre presso Sapienza università di Roma. Durante la Mostra sarà possibile visionare dal vivo i materiali biologici e interagire con i diversi esperti che li hanno studiati. Quindi, le restanti 10 ore, sono da intendersi come da svolgersi in totale autonomia didattica dai docenti partecipanti con i loro studenti e avranno come oggetto i materiali multimediali sopra descritti.

A febbraio 2023 il corso prevede due giornate di corso online (di 10 ore totali), qui di seguito descritte:

Giornata 1 (in presenza e online a scelta del docente)

08 FEBBRAIO 2023: Violenza di genere e disabilità 

h 14.30 Presentazione del progetto e delle metodologie utilizzate. V. Gazzaniga e P. Catalano (Sapienza Università di Roma)

h. 15.00 Presentazione antropologica di un caso relativo a una donna romana con evidenti segni ossei di maltrattamenti ripetuti. S. Di Giannantonio (Servizio di Antropologia, Soprintendenza Speciale Archeologia Belle arti e paesaggio di Roma)

h. 15.30  La violenza nel mondo antico. M. Cilione (Università degli Studi di Modena)

h. 16.00 Sociologia e violenza di genere. F. Ferruggia (Sapienza Università di Roma)

h 16.30 Il Telefono Rosa. A. Faieta (Associazione Volontarie del Telefono Rosa)

h 17.00 Presentazione antropologica del caso relativo a un uomo romano affetto da disabilità (132). W. Pantano (Servizio di Antropologia, Soprintendenza Speciale Archeologia Belle arti e paesaggio di Roma)

h 18.00 Politiche di integrazione nella scuola e nella formazione universitaria. C. Lombardo (Delegata per la Rettrice ai temi della disabilità, Sapienza Università di Roma)

h 18.30 Disabilità e migrazione. M. Tofani (Sapienza Università di Roma)

h 19.00 Chiusura dei lavori

Giornata 2 (in presenza e online a scelta del docente)

15 FEBBRAIO 2023: Le fragilità dell’infanzia: salute, cibo e lavoro

h 14.00 Dall’archeologia all’antropologia. Cristina D’Agostini (Responsabile VI Municipio Servizio di Antropologia Ponte di Nona, Soprintendenza Speciale Archeologia Belle arti e paesaggio di Roma)

h 14.30 Nuove tecnologie per ricostruire condizione di salute e stili di vita delle popolazioni antiche. C. Martinez-Labarga (Università degli Studi di Tor Vergata)

h 15.00 Presentazione antropologica di un caso relativo a un bambino romano con segni di rachitismo e di impiego in contesti lavorativi. A. Battistini (Servizio di Antropologia, Soprintendenza Speciale Archeologia Belle arti e paesaggio di Roma)

h 15.30 Il lavoro dei bambini nelle fonti giuridiche antiche. E. Tassi (Sapienza Università di Roma)

h 16.00 Il mondo dei bambini nella città medievale di Cencelle (VT): un’indagine archeologica. G. Annoscia (Sapienza Università di Roma)

h 16.30 Isotopi e nutrizione. F. De Angelis (California State University Northridge, Università degli Studi di Roma Tor Vergata, e Yale University)

h 17.00 Politiche alimentari per correggere le disuguaglianze in salute. M. Marceca (Sapienza Università di Roma)

h 17.30 Lo sfruttamento del lavoro minorile. S. Iorio (Sapienza Università di Roma)

h 18.00 Educazione alimentare e disturbi alimentari in età evolutiva. A. M. Giusti (Sapienza Università di Roma)

h 18.30 Chiusura dei lavori

Per le restanti 10 ore certificate  sono previste:

A partire dal mese di aprile 2023, a tutti i docenti iscritti verrà consegnato del materiale multimediale da condividere con gli studenti autonomamente e secondo le modalità che ogni singolo docente individuerà.

Il materiale mostrerà in forma accessibile a un pubblico di studenti in formazione una sintesi dei temi trattati durante le giornate di formazione. Saranno predisposti e inviati video con l’illustrazione dei casi-studio e delle tematiche connesse, assieme a video formativi che spiegheranno le metodologie utilizzate per arrivare all’inquadramento corretto del caso-studio (estrazione del DNA antico, studio antropologico delle ossa, studio dei testi antichi). I video saranno accompagnati da materiali di documentazione in formato .pptx, da articoli e testi di approfondimento e ricostruzioni in 3D di materiali ossei romani relativi ai casi-studio presentati. Consentiranno ai docenti di esporre autonomamente i casi in aula sollecitando la partecipazione dei ragazzi e/o di preparare i gruppi che sceglieranno anche di partecipare alla mostra per una fruizione consapevole dei materiali espositivi.

A partire da dicembre 2023, si offre a tutta la popolazione scolastica del territorio nazionale, indipendentemente dal fatto che siano o meno iscritti al Corso, la possibilità di partecipare gratuitamente alla Mostra ‘Medicina e Scienza strumenti per comprendere passato e presente’, organizzata presso Sapienza Università di Roma. Su richiesta e prenotazione, la mostra sarà accompagnata da visite guidate affidate a docenti Sapienza.

Durante la prima e l’ultima giornata di presentazione della mostra saranno previsti laboratori ad opera degli esperti dell’Associazione SPQR che riprodurranno scene di vita quotidiana della Roma antica (laboratorio sulla medicina antica, laboratorio sull’alimentazione antica).

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Materiali didattici

Vocabolario

Nell’ambito della teoria umorale ippocratica la salute si definisce come equilibrio dinamico di quattro umori corporei (sangue, flegma, bile gialla e bile nera), caratterizzati dalle qualità del caldo, del freddo, del secco e dell’umido. Questo equilibrio cambia in rapporto al sesso e all’età dell’individuo. Anche il corpo del bambino si definisce in rapporto alle qualità primarie degli elementi naturali, nello specifico nel senso del calore e dell’umidità. Nel percorso di crescita, in effetti, vale il principio di prossimità alla condizione prenatale in cui il nutrimento è riconducibile all’eccesso costitutivo di umidità nel corpo femminile (normalmente equilibrato dal flusso mestruale, che si interrompe durante la gravidanza perché il sangue sia dirottato verso l’embrione) e lo sviluppo del calore innato che permette la cozione, vale a dire l’addensamento della γονή. Il discrimine è determinato dall’entità della spermatogenesi e dal flusso mestruale che contribuiscono all’equilibrio di umori e temperatura nel passaggio dalla fanciullezza all’adolescenza (e quindi l’allontanamento rispetto agli attori del concepimento). Tanto in Ippocrate quanto in Galeno, dunque, l’eziopatogenesi pediatrica sembrerebbe segnata dal comune denominatore dello sviluppo incompleto: esso determina una discrasia che accomuna bambini, donne e vecchi in una condizione di fragilità e di maggiore esposizione alle malattie, una costante dei quadri patocenotici di molte epoche.

L’insieme dei testi scritti in dialetto ionico che la medicina alessandrina ha attribuito al padre fondatore della medicina razionale, Ippocrate di Cos. Si tratta di circa sessanta scritti, alcuni composti a partire dal V secolo a.C. in ambiti che possono essere ricondotti alla vita storica di Ippocrate, altri ad autori a lui vicini per stile e per concezioni mediche. Alcuni dei testi sono invece decisamente più tardi e, in qualche caso, riconducono ad ambiti di sapere più marcatamente filosofici. I testi sono stati riconosciuti come un corpus unitario in quanto, pur attestando posizioni e teorie diverse, condividono l’idea che la malattia sia un fenomeno naturale, non ascrivibile alla volontà degli dei di punire l’uomo per comportamenti scorretti o colpe. Il medico agisce, dunque, osservando segni del corpo che possono segnalare un suo malfunzionamento, sempre e solo riconducibile agli ambiti della physis.

Per saperne di più:

Un link rapido:
https://www.filosofico.net/ippocrate.htm

Un testo di approfondimento:
J. Jouanna, Hippocrate. Paris, Les Belles Lettres, 2017 (trad. italiana, Ippocrate. SEI, 1994)

Qualsiasi restrizione o mancanza (derivante da una menomazione) della capacità di svolgere un’attività nel modo o nell’intervallo considerato normale per un essere umano.

Medico greco, nato a Pergamo ma operante per la maggior parte della sua vita a Roma, al servizio dell’Imperatore Marco Aurelio e di suo figlio Commodo. Formatosi ad Alessandria d’Egitto, acquisisce consapevolezza dell’utilità del metodo anatomico, che teorizza come parte fondante della medicina. Le restrizioni all’uso dei cadaveri per pratiche dissettorie, comune a molti contesti culturali del mondo antico, lo spingono a proporre un’anatomia “proiettiva”, in cui la dissezione di animali diventa lo strumento attraverso cui immaginare l’anatomia dell’uomo. A lui si deve una complicata teoria di azione delle sostanze farmacologiche e la più sistematica opera di commento agli scritti del CH del mondo antico.

Per saperne di più:

Un link rapido:
https://www.treccani.it/enciclopedia/galeno/

Un testo di approfondimento:
•V. Nutton, Galen: a thinking Doctor in Imperial Rome. Routledge, 2020.
•Boudon Millot, Galeno: un medico greco a Roma. Roma, Carocci, 2020

Uno svantaggio per un determinato individuo che limita o impedisce l’adempimento di un ruolo normale. Come tradizionalmente usato, l’impairment si riferisce a un problema con una struttura o un organo del corpo; la disabilità è una limitazione funzionale in relazione a una particolare attività; l’handicap si riferisce a uno svantaggio nel ricoprire un ruolo nella vita rispetto a un gruppo di pari.

Qualsiasi perdita o anomalia della struttura o della funzione psicologica, fisiologica o anatomica. (World Health Organization, The international classification of impairments, disabilities, and handicaps, 1980).

“[…] l’inclusione non assume la dicotomia norma/deficit, nè i conseguenti  principi di compensazione/adattamento/normalizzazione finalizzati all’integrazione in contesti definiti. Essa supera la relazione norma-deficit-bisogno per assumere le «differenze», non come prodotto di condizioni interne alla persona, ma come insieme di percorsi, modi e stili che ognuno mette in atto per orientarsi e agire nei processi sociali, relazionali e di apprendimento. Nella prospettiva inclusiva il problema non è nella della persona ma nel possibile ruolo «disabilitante» dei contesti e delle relazioni che in essi si attivano: da qui l’attenzione particolare che l’osservazione inclusiva dedica alla presenza o meno di barriere per la partecipazione e l’apprendimento”.

L’individuazione dell’età che in latino si definisce con il sostantivo infantia (composta dal prefisso negativizzante in e dalla radice del vb. for, faris, fatus sum, fari, cioè parlare) e che trova in greco un corrispettivo nell’aggettivo νήπιος, è piuttosto difficile. Un punto di partenza è rappresentato dall’articolazione delle età per hebdomades (di sette in sette), che non ha una connotazione semplicemente magico-simbolica, o per lo meno non solo. La teoria encefalo-mielogenetica del seme (secondo cui il seme avrebbe origine dal cervello), che le fonti attribuiscono al medico crotoniate Alcmeone (VI sec. a. C.), associa di fatto la maturazione cognitiva a quella sessuale e fissa su base biologica la scansione delle età secondo uno schema ebdomadico. Il criterio del sette trova una fattiva applicazione anche in ambito giuridico. Il diritto romano tende a distinguere le fasi della fanciullezza in modo piuttosto rigido, pur senza formalizzare la distinzione in norma: l’attitudine alla parola è associata sì alla maturazione cognitiva, ma nella misura in cui essa consente all’individuo un atto deliberativo consapevolmente conseguente all’esercizio della voluntas. È addirittura possibile inferire dalle fonti un’ulteriore distinzione, per l’arco temporale compreso tra 0 e 14 anni, tra quelli che non possono parlare (qui fari non possunt), quelli che possono parlare senza capire (qui fari possunt sine intelligere) e quelli che possono parlare (qui fari possunt) con una comprensione adeguata al coinvolgimento in un atto negoziale, affiancati ma non sostituiti da un tutore almeno fino all’ingresso nella pubertà (14 anni per gli individui di sesso maschile, 12 per gli individui di sesso femminile): di nuovo maturazione sessuale e maturazione cognitiva si sovrappongono. Ne consegue che la cosiddetta infantia maior coinciderebbe con la pueritia, definita, per ragioni meramente pratiche e formali, a partire dal compimento del settimo anno di età.

Secondo il Liber Pontificalis della chiesa di Roma, il papa Leone IV (847-855) fondò la città di Leopoli per dare ospitalità e sicurezza agli abitanti di Centumcellae, colpita  dalle incursioni dei Saraceni. La città, che sorge su un’altura, testimonia una vita attiva e protratta fino alla fine del Medioevo, caratterizzata da un’intesa attività di produzione artigianale (lavorazione del ferro e della ceramica), oltre che ovviamente dal lavoro agrario dei suoi abitanti. Danneggiata dal terremoto del 1349, parzialmente ricostruita, rimase abitata seppure parzialmente fino agli inizi del XV secolo e poi definitivamente abbandonata. Il sito archeologico è oggetto di campagne di scavo ad opera della cattedra di Archeologia Medievale di Sapienza Università di Roma sin dal 1994.

Per saperne di più:

Un link rapido:
https://www.antichita.uniroma1.it/leopoli-cencelle-una-citt%C3%A0-di-formazione-altomedievale

Un testo di approfondimento:
L. Ermini Pani, M.C. Somma, F. R. Stasolla, Forme e vita di una città medievale. Leopoli-Cencelle. Spoleto, 2014

Sito archeologico in provincia di Terni, sulla collina di Poggio Gramignano,  che conserva i resti di una imponente villa romana  datata al I secolo a.C. Dopo la rovina della villa, nel V secolo d.C. parte delle sue strutture furono riutilizzate come sede di 47 sepolture infantili. Le ricerche paleopatologiche hanno dimostrato che i bambini sono morti a seguito di una crisi malarica imponente.

Per saperne di più:

Un link rapido:
https://www.retesole.it/2019/06/08/lugnano-in-teverina-tr-necropoli-di-poggio-gramignano-epidemia-di-malaria-nel-v-sec-d-c/

Un testo di approfondimento:

• Sallares, Malaria and Rome. A history of Malaria in Ancient Italy. Oxford, 2002
• Corbellini, Storia della malaria in Italia. Roma, Carocci, 2022

La mola gravidica è l’effetto di una gravidanza che gonfia il ventre di un corpo senza movimento e che, nella simulazione del parto, condanna la donna a un’emorragia mortale. Il CH (Corpus Hippocraticum) riconduce l’origine della massa di carne inerte e dura come la pietra a un eccesso di flusso mestruale che incontra un seme maschile scarso e debole. Se tuttavia nell’embriogenesi ippocratica la mostruosità del concepimento è ancora inquadrata in una logica di interazione tra i due sessi, Aristotele sembra individuare nella donna il fattore di devianza che genera la mola in quanto la causa materiale prevale sul principio di movimento e di calore rappresentato dal seme maschile. Pertanto, l’insufficienza della causa formale relega la partenogenesi a un rango dell’esistenza più basso, nel mondo animale in genere, teratologico nel caso dell’uomo. Se è vero infatti che nel mondo animale come nel mito la partenogenesi implica l’assenza della componente maschile, nella donna il concepimento di una mola avviene in regime di congressio con il maschile, ma l’insufficienza di calore impedisce alla ὕλη (materia) di completare il processo evolutivo dell’embrione che invecchia con la donna all’interno dell’utero.

L’insieme delle malattie prevalenti in una data situazione geografica e in un certo arco di tempo. Il termine, coniato dallo storico della medicina Mirko D. Grmek sul calco della parola biocenosi, indica una dinamica globale delle malattie, di cui è possibile stabilire qualitativamente e quantitativamente parametri nosologici in un dato luogo e in un certo tempo e in cui le malattie interagiscono tra di loro in modo dinamico, in modo che la frequenza e la distribuzione di ciascuna è influenzata anche dalla frequenza e distribuzione di tutte le altre.

Per saperne di più:

Links:
https://www.treccani.it/enciclopedia/dalle-patocenosi-preistoriche-alle-patocenosi-antiche_%28Storia-della-civilt%C3%A0-europea-a-cura-di-Umberto-Eco%29/
https://www.scienzainrete.it/articolo/patocenosi-di-covid-19-tributo-mirko-grmek/gilberto-corbellini/2020-05-09

Testi di approfondimento:
• M. D. Grmek, Le malattie all’alba della civiltà occidentale. Bologna, Il Mulino, 2020 (ried)
• Coste, B. Fantini et L. L. Lambrichs (eds), Le concept de pathocénose de M. D. Grmek. Une conceptualisation de l’histoire des maladies. Génève, Droz, 2016

Medico greco operante a Roma nel II secolo d.C. Esponente della scuola metodica, è autore di un trattato Gynaekia, Sulle malattie delle donne, che è anche un trattato di ostetricia e di cura del neonato. Il testo presenta caratteri di grande innovazione nel tratteggiare la figura di un’ostetrica letterata, competente ed eticamente formata e nel promuovere una relazione con le pazienti permeata di attenzione e disponibilità all’ascolto, non frequenti nel panorama della medicina antica.

Per saperne di più

Un link rapido:
http://www.summagallicana.it/lessico/s/Sorano%20di%20Efeso.htm

Un testo di approfondimento:
Soranos d’Éphèse. Maladies des Femmes, Livres I e II, a cura di P. Burguière, D. Gourevitch e Y. Malinas, Parigi 1988 e 1990

Nel trattato ippocratico Sulla natura dell’uomo, l’autore, Polibo “sostiene che il corpo umano sia il contenitore di quattro elementi liquidi, gli umori (il sangue, il flegma, la bile gialla e la bile nera), la cui corretta mescolanza genera salute e il cui disordine è causa di malattia. Il rapporto degli umori e delle qualità che ad essi corrispondono (caldo, freddo, secco e umido) non è stabilito in modo fisso, ma varia in relazione alle quattro stagioni, alle età, alle abitudini di vita e al genere. Il mondo esterno, che condivide con il corpo dell’uomo la costituzione qualitativa, è in grado di interagire con esso generando la malattia; l’aria, se miasmatica, immessa nel corpo con la respirazione e con la dieta, è fattore patogenetico; il regime, cioè l’insieme delle abitudini di vita, comprese alimentazione e bevande, può contribuire a generare lo stato di disequilibrio degli umori. L’intervento del medico consiste essenzialmente in una serie di indicazioni atte a evitare l’insorgere di questa condizione, dissonante per eccesso o per difetto, che porta alla malattia”.

Nella medicina antica, i costituenti liquidi del corpo, sangue, flegma, bile gialla e bile nera, associati alle quattro qualità fondamentali naturali, caldo, freddo, secco ed umido. Nella fisiologia ippocratica, l’equilibrio dei quattro umori determina la condizione di salute; la sovrabbondanza o il difetto di uno o più di uno, la malattia. Gli umori rompono la loro condizione di isonomia (equilibrio), a causa di una errata interazione con il mondo esterno: il corpo umano è infatti concepito come un sistema aperto, che ingloba attraverso respirazione e alimentazione le qualità che connotano il mondo. Ci si ammala, insomma, per esposizione a elementi naturali portatori di qualità nocive o eccessive per il corpo. La terapia consiste nel riportare il corpo in condizione di equilibrio o per somministrazione del principio contrario a quello che ha determinato la malattia o per evacuazione del corpo (salasso, clistere, coppettazione, farmaci vomitici o emmenagoghi)

Per saperne di più:

Un link rapido: https://www.treccani.it/enciclopedia/ippocrate/#:~:text=Praticante%20e%20maestro%20di%20medicina,della%20medicina%20scientifica%20in%20Grecia.

Un testo di approfondimento:
V. Gazzaniga, La medicina antica. Roma, Carocci, 2014.

L’utero, già nei papiri medici egizi, è indicato come parte anatomicamente non stabile […]; si può muovere verso altri distretti del corpo e spingersi verso il fegato, il diaframma, gli ipocondri, talvolta persino la testa; a volte l’organo tenta, attraverso il prolasso, di “evadere” dal corpo, in una dimensione esterna in cui è ipotizzabile l’incontro con il maschile […]. Il linguaggio ippocratico è animato: l’utero, come un vivente, si “volge”, si “slancia o “cade”. Le pazienti accusano pesantezza di testa, dolori al naso, sonnolenze improvvise, respirazione affannosa e senso di oppressione al petto, eccesso di salivazione, difficoltà di movimento, impossibilità di parola, crisi di follia.

Fonti

Ippocrate, Natura del bambino 16

Ora tornerò al punto del mio ragionamento per cui ho spiegato queste cose. Dico infatti che tutto ciò che cresce nella terra vive dell’umidità che da quella terra proviene, e quale che sia l’umidità che la terra contiene, così l’avrà ciò che cresce. Allo stesso modo il feto vive di sua madre nell’utero, e quale che sia la salute di cui la madre gode, l’avrà anche il feto. Se qualcuno volesse riflettere su quanto detto a questo proposito dall’inizio alla fine, scoprirà che la nascita delle cose dalla terra e dall’essere umano sono esattamente sovrapponibili. Questo è quanto ho detto sulla questione.

CH Nat. puer. 16

Ἀναβήσομαι δ᾽αὖτις ὀπίσω οὗ εἵνεκά μοι λόγου τάδε άμφὶ τῶνδε εἴρηται. Φημὶ γὰρ τὰ ἐν τῇ γῇ φυόμενα πάντα ζῆν ἀπὸ τῆς γῆς τῆς ἰκμάδος, καὶ ὅκως ἃν ἡ γῆ ἔχῃ ἰκμάδος ἐν ἑωυτῇ, οὕτω καὶ τὰ φυόμενα ἔχειν· οὕτω καὶ τὸ παιδίον ζῇ ἀπὸ τῆς μητρὸς ἐν τῇσι μήτρῃσι, καὶ ὅκως ἂν ἡ μήτηρ ὑγιείης ἔχῃ, οὕτω καὶ τὸ παιδίον ἔχει.Ἢν δε τις βουληται ἐννοεῖν τὰ ῥηθέντα ἀμφὶ τούτων, ἐξ ἀρχῆς ἐς τέλος, εὑρήσει τὴν φύσιν πᾶσαν παραπλησίην ἐοῦσαν τῶν τε ἐκ τῆς γῆς φυομένων καὶ τὴν ἀνθρωπίνην. Καὶ ταῦτά μοι ἐς τοῦτο εἴρηται.


Galeno, Commento a Epidemie VI di Ippocrate I 5, 21

[…] Ippocrate li chiama infanti fino alla pubertà, e questi risplendono una volta raggiunta l’adolescenza, potendo usufruire di una transizione veramente significativa. E infatti a questa età mettono su più carne, diventano più floridi, più gradevoli di colorito e d’aspetto, più acuti d’ingegno.

Gal. In Hipp. Epid. VI I 5, 21 (= XVIIa 826 K.)

[…] Νήπια λέγει ὁ Ἱπποκράτης τὰ μέχρι ἥβης, ταῦτα δὲ κατὰ τὸν τοῦ ἡβάσκειν χρόνον ἐκλάμπει, ἐμφατικῶς ἄγαν τῇ μεταφορᾷ χρησάμενος. Καὶ γὰρ σαρκοῦται τὰ τηνικαῦτα μᾶλλον καὶ εὐερνέστερα γίνεται καὶ τῷ χρώματι καὶ τῷ εἴδει χαριέστερα καὶ λογισμῷ βελτίονα.


Platone, Alcibiade I 121 e 4-6

[…] il fanciullo che ha compiuto quattordici anni (due volte sette) è affidato ai precettori di corte, come li chiamano lì (presso i Persiani) […].

Pl. Alcib. prior. 121 e 4-6

[…] δὶς ἑπτὰ δὲ γενόμενον ἐτῶν τὸν παῖδα παραλαμβάνουσιν οὓς ἐκεῖνοι βασιλείους παιδαγωγοὺς ὀνομάζουσιν· […].


Digesto 46.6.6 (Gai. 27 ad ed. prov.)

È necessario che a stipulare sia uno schiavo del fanciullo, nel caso in cui il fanciullo sia assente o non ancora in grado di parlare, anche se sarà di un’età tale da non comprendere che cosa stia facendo, tuttavia, per ragioni di utilità, sia ammesso che sia lui a stipulare secondo la legge.

D. 46.6.6 (Gai. 27 ad ed. prov.)

Servum pupilli stipulari ita necesse est, si pupillus abest aut fari non potest: nam si praesens sit et fari potest, etiamsi eius aetatis erit, ut non intellegat quid agat, tamen propter utilitatem receptum est recte eum stipulari


Varrone, La lingua latina VI 7, 52

Parla l’uomo che emetta per la prima volta con la bocca una parola di senso compiuto. Di qui, prima che lo facciano, i fanciulli sono detti in-fanti. Quando lo fanno, di fatto parlano.

Varr. De l. L. VI 7, 52

Fatur is qui primum homo significabilem ore mittit vocem. Ab eo, antequam ita faciant, pueri dicuntur infantes; cum id faciunt, iam fari.


Quintiliano, La formazione dell’oratore I 1, 18

Cosa faranno di meglio, peraltro, i fanciulli dal momento in cui sono in grado di parlare (è necessario, infatti, che qualcosa facciano)? Perché dovremmo disprezzare il guadagno che si può fare fino a sette anni per quanto piccolo esso sia? Infatti, per quanto sia poco quanto la prima età abbia appreso, il fanciullo imparerà tuttavia cose più importanti proprio negli anni in  cui avrebbe appreso attività di poco conto.

Quint. Inst. I 1, 18

Quid melius alioqui facient, ex quo loqui poterunt (faciant enim aliquid necesse est)? Aut cur hoc quantulumcumque est usque ad septem annos lucrum fastidiamus? Nam certe, quamlibet parvum sit quod contulerit aetas prior, maiora tamen aliqua discet puer ipso illo anno quo minora didicisset.


Esiodo, Teogonia 591-593

Difatti da questa (Pandora) vengono la stirpe funesta e le schiere delle donne, disgrazia grande, che vivono con gli uomini mortali, non compagne della rovinosa povertà ma della sazietà.

(traduz. di C. Cassanmagnago)

Hes. Th. 591-593

τῆς γὰρ ὀλώιόν ἐστι γένος καὶ φῦλα γυναικῶν πῆμα μέγ᾽αἰ θνητοῖσι μέτ᾽ἀνδράσι ναιετάουσιν, οὐλομένης πενίης οὐ σύμφοροι, ἀλλὰ κόροιο.


Ippocrate, Regime I 34

I maschi di tutte le specie sono più caldi e secchi, e le femmine più umide e fredde, per i seguenti motivi: originariamente ogni sesso è nato in tali elementi e cresce grazie a loro; dopo la nascita i maschi ricorrono a un regime più rigoroso, in modo che siano ben riscaldati e asciugati, ma le femmine usano un regime più umido e semplice, oltre a eliminare il calore dai loro corpi ogni mese.

CH Vict. I 34

Τῶν δὲ πάντων τὰ μὲν ἄρσενα θερμότερα καὶ ξηρότερα, τὰ δὲ θήλεα ὑγρότερα καὶ ψυχρότερα διὰ τάδε, ὅτι τε ἀπ᾽ἀρχῆς ἐν τοιούτοισιν ἑκάτερα ἐγένετο καὶ ὑπὸ τοιούτων αὔξεται, γενόμενά τε τὰ μὲν ἄρσενα τῇσι διαίτῃσιν ἐπιπονωτέρῃσι χρῆται, ὥστε ἐκθερμαίνεσθαι καὶ ἀποξηραίνεσθαι, τὰ δὲ θήλεα ὑγροτέρῃσι καὶ ῥᾳθυμοτέρῃσι τῇσι διαίτῃσι χρέωνται, καὶ κάθαρσιν τοῦ θερμοῦ ἐκ τοῦ σώματος ἑκάστου μηνὸς ποιέονται.


Eschilo, Eumenidi 658-661

La cosiddetta madre non è la genitrice del feto, ma solo la nutrice dell’embrione appena concepito; genitore è il maschio che produce il seme, la femmina ne conserva il germoglio, come l’ospite nell’interesse dell’ospite, per quelli per i quali il dio non preveda la distruzione.

Aesch. Eum. 658-661

οὐκ ἔστι μήτηρ ἡ κεκλημένη τέκνου
τοκεύς, τροφός δὲ κύματος νεοσπόρουˑ
τίκτει δ᾿ὁ θρῴσκων, ἡ δ᾿ἅπερ ξένῳ ξένη
ἔσωσεν ἔρνος, οἷσι μὴ βλάψῃ θεός.


Aristotele, Generazione degli animali IV 1, 763 b 30 (= 59 A 107 D-K)

Dicono alcuni che questa opposizione si trova già nei semi, ad esempio Anassagora e altri dei fisiologi: e infatti il seme è prodotto dal maschio mentre la femmina offre solo il luogo, e il maschio viene da destra dell’utero, la femmina da sinistra.

(traduz. di R. Laurenti)

Arist. GA IV 1, 763 b 30 (= 59 A 107 D-K)

φασὶ γάρ οἱ μὲν ἐν τοῖς σπέρμασιν εἶναι ταύτην τὴν ἐναντίωσιν εὐθύς, οἷον ᾿Α. καὶ ἕτεροι τῶν φυσιολόγωνˑ γίγνεσθαί τε γὰρ ἐκ τοῦ ἄρρενος τὸ σπέρμα, τὸ δὲ θῆλυ παρέχειν τὸν τόπον, καὶ εἶναι τὸ μὲν ἄρρεν ἐκ τῶν δεξιῶν, τὸ δὲ θῆλυ ἐκ τῶν ἀριστερῶν, καὶ τῆς ὐστέρας τὰ μὲν ἄρρενα ἐν τοῖς δεξοῖς εἶναι, τὰ δὲ θήλεα ἐν τοῖς ἀριστεροῖς.


Galeno, L’uso delle parti XIV 6-7

Tutte le parti che gli uomini hanno le hanno anche donne, la differenza tra loro è in una sola cosa, che deve essere ben tenuta presente durante la discussione, cioè che le parti delle donne sono all’interno del corpo, mentre nell’uomo sono esterne, nella regione chiamata perineo […]. Ma se ciò accadesse, lo scroto prenderebbe necessariamente il posto dell’utero, con i testicoli che giacciono all’esterno, accanto ad esso su ciascun lato; il pene del maschio diventerebbe il collo della cavità che si è formata; la pelle alla fine del pene, ora chiamata prepuzio, diventerebbe la vagina stessa. […] Puoi vedere qualcosa di simile negli occhi della talpa, che hanno un umore vitreo e cristallino e la tunica che li circonda e che cresce dalle meningi, e hanno questo come molti animali che sono in grado di usare i propri occhi. Gli occhi della talpa, tuttavia, non si aprono. Ma lì rimangono imperfetti e come gli occhi degli altri animali quando sono ancora nel grembo materno […] così anche la donna è meno perfetta dell’uomo per quanto riguarda le parti destinate alla generazione […].

Gal. UP XIV 6-7

πάντ’ οὖν, ὅσα τοῖς ἀνδράσιν ὑπάρχει μόρια, ταῦτα καὶ ταῖς γυναιξὶν [ἰδεῖν ἔστιν] ἐν ἑνὶ μόνῳ τῆς διαφορᾶς οὔσης αὐτοῖς, οὗ παρὰ πάντα χρὴ μεμνῆσθαι τὸν λόγον, ὡς ἔνδον μὲν τὰ τῶν γυναικῶν ἐστι μόρια, τὰ δὲ τῶν ἀνδρῶν ἔξω ἀπὸ τοῦ κατὰ τὸν περίνεον ὀνομαζόμενον χωρίου. […]. ἀλλ’ εἰ τοῦτο γίγνοιτο, τὴν μὲν τῶν μητρῶν χώραν ἀνάγκη καταλαβεῖν τὸν ὄσχεον, ἔξωθεν δ’ ἑκατέρωθεν αὐτῷ παρακεῖσθαι τοὺς ὄρχεις αὐχένα τε τοῦ γενομένου κόλπου τὸν καυλὸν τοῦ ἄρρενος ἀπεργασθῆναι, τὸ δ’ ἐπὶ πέρατι τοῦ καυλοῦ δέρμα τὴν νῦν πόσθην ὀνομαζομένην αὐτὸ τὸ γυναικεῖον αἰδοῖον γενέσθαι. […] οἷόν τι καὶ κατὰ τοὺς τῶν ἀσπαλάκων ὀφθαλμοὺς ἰδεῖν ἔστι. καὶ γὰρ ὑαλοειδὲς ὑγρὸν οὗτοί γε καὶ κρυσταλλοειδὲς ἔχουσι καὶ τοὺς ἀμφὶ τούτοις χιτῶνας, οὓς ἀπὸ τῶν μηνίγγων ἐλέγομεν πεφυκέναι καὶ τούτους οὐδὲν ἧττον ἔχουσι τῶν χρωμένων ὀφθαλμοῖς ζῴων. ἀλλ’ οὐκ ἠνεῴχθησαν αὐτοῖς οὐδὲ προὔβησαν ἐκτός, ἀλλ’ ἀτελεῖς ταύτῃ κατελείφθησαν ὅμοιοι φυλαχθέντες τοῖς τῶν ἄλλων ἔτι κυουμένων. […] καθ’ ἣν ἀτελέστερον ἐγένετο τοῦ ἄρρενος τὸ θῆλυ, πάντ’ ἐξέβλαστε τὰ πρὸς τὴν τοῦ ζῴου γένεσιν χρηστά […].


Omero, Iliade II 216-219

[…] Era l’uomo più brutto che venne sotto Ilio.
Era camuso e zoppo d’un piede, le spalle.
Eran torte, curve e rientranti sul petto; il cranio
aguzzo in cima, e rado il pelo fioriva.

(traduz. di R. Calzecchi Onesti)

Hom. Il. II 216-219

[…] αἴσχιστος δὲ ἀνὴρ ὑπὸ Ἴλιον ἦλθε·
φολκὸς ἤεν, χωλὸς δ᾽ἕτερον πόδα· τὼ δε οἱ ὤμω
κυρτώ, ἐπὶ στῆθος συνοχωκότε· αὐτὰρ ὕπερθε
φοξὸς ἤεν κεφαλήν, ψεδνὴ δ᾽ἐπενηνοθε λάχνη.


Plutarco, Vita di Agesilao II 6

Come racconta Teofrasto, gli efori multarono Archidamo che aveva sposato una donna di statura bassa: “Non genererà re -dissero-, ma reucci”.

Cornelio Nepote, Vita di Agesilao VIII 1

E quest’uomo tanto grande, come aveva avuto generosa la natura nell’elargizione delle virtù morali, così la sperimentò maligna nella complessione del corpo: fu di bassa statura ed esile di corpo e zoppo. Questo difetto gli dava anche una certa deformità e quelli che non lo conoscevano, quando guardavano le sue fattezze, lo disprezzavano; ma quelli che conoscevano le sue virtù, non sapevano ammirarlo abbastanza.

(traduz. di A. Torricelli)

Plu. Ages. II 6

῾Ως δὲ Θεόφραστος ἱστορεῖ, τὸν Ἀρχίδαμον ἐζημίωσαν οἱ ἔφοροι γήμαντα γυναῖκα μικράν· “Οὐ γὰρ βασιλεῖς” ἔφασαν “ἁμῖν, ἀλλὰ βασιλείδια γεννασεῖ”.

Nep. Ages. VIII 1

Atque hic tantus vir ut naturam fautricem habuerat in tribuendis animi virtutibus, sic maleficam nactus est in corpore fingendo. Nam et statura fuit humili et corpore exiguo et claudus altero pede. Quae res etiam nonnullam afferebat deformitatem, atque ignoti, faciem eins cum intuerentur, contemnebant; qui autem virtutes noverant, non poterant admirari satis.


Lisia, Per l’invalido 4-5

L’accusatore sostiene che ricevo il sussidio dallo Stato senza averne diritto: secondo lui infatti sarei abile fisicamente e non rientrerei nella categoria degli invalidi; per di più, eserciterei un mestiere tale da poter vivere senza il sussidio che mi si concede. Come prova della mia sana costituzione fisica adduce il fatto che sono in grado di cavalcare, e come prova del benessere che deriverebbe dal mio lavoro il fatto che posso permettermi di frequentare uomini facoltosi.

(traduz. di E. Medda)

Lys. XXIV 4-5

Φησὶ γὰρ ὁ κατήγορος οὐ δικαίως με λαμβάνειν τὸ παρὰ τῆς πόλεως ἀργύριον· καὶ γὰρ τῷ σώματι δύνασθαι καὶ οὐκ εἶναι τῶν ἀδυνάτων, καὶ τέχνην ἐπίστασθαι τοιαύτην ὥστε καὶ ἄνευ τοῦ διδομένου τούτου ζῆν. καὶ τεκμηρίοις χρῆται τῆς μὲν τοῦ σώματος ῥώμης, ὅτι ἐπὶ τοὺς ἵππους ἀναβαίνω, τῆς δ’ ἐν τῇ τέχνῃ εὐπορίας, ὅτι δύναμαι συνεῖναι δυναμένοις ἀνθρώποις ἀναλίσκειν.


Tito Livio, Storie VII 4

Tra le altre imputazioni il tribuno lo accusava del comportamento tenuto nei confronti del figlio, giovane che, pur non riconosciuto colpevole di alcun reato, era stato bandito da Roma, dalla casa paterna e dai penati, allontanato dal foro, privato della luce del giorno e della compagnia dei coetanei, costretto a un lavoro da schiavo, come in un carcere, in un ergastolo, dove un giovane di rango e figlio di un dittatore potesse apprendere dalla quotidiana sofferenza quanto fosse veramente dispotico il padre che l’aveva generato. E per quale colpa? Poiché aveva una certa difficoltà a parlare e scarsa prontezza di lingua. Ma non sarebbe stato dovere del padre, se in lui ci fosse stato un briciolo di umanità, compensare questo difetto di natura invece di peggiorarlo con castighi e vessazioni? Perfino gli animali allo stato brado, se uno dei loro piccoli è meno fortunato, non di meno continuano a nutrirlo e a curarsi di lui. Ma, per Ercole, Lucio Manlio aumentava la menomazione che affliggeva il figlio facendogli del male, e in più soffocandone lo sviluppo dell’indole di per sé già esiguo. E se poi in lui restava un po’ di naturale vitalità, (Manlio) lo spegneva attraverso l’imposizione di una vita selvatica e tra le bestie.

Liv. VII 4

Criminique ei tribunus inter cetera dabat quod filium iuuenem nullius probri compertum, extorrem urbe, domo, penatibus, foro, luce, congressu aequalium prohibitum, in opus seruile, prope in carcerem atque in ergastulum dederit, ubi summo loco natus dictatorius iuuenis cotidiana miseria disceret uere imperioso patre se natum esse. At quam ob noxam? Quia infacundior sit et lingua impromptus; quod naturae damnum utrum nutriendum patri, si quicquam in eo humani esset, an castigandum ac uexatione insigne faciendum fuisse? Ne mutas quidem bestias minus alere ac fouere si quid ex progenie sua parum prosperum sit; at hercule insuper premere et, si quid in eo exiguum naturalis uigoris sit, id exstinguere uita agresti et rustico cultu inter pecudes habendo.


Plinio il Vecchio, Storia naturale VII 28, 104-106

Tuttavia in questi esempi, se grande è la parte che ha il valore, è più grande quella della fortuna. Marco Sergio, invece, a mio parere, non fu inferiore a nessuno tra gli uomini, se si vuol giudicare rettamente; e questo, sebbene l’aver avuto come discendente Catilina offuschi il prestigio del suo nome. Durante la sua seconda campagna di guerra perse la mano destra; in due campagne ricevette ventitré ferite e perciò, non potendo più servirsi utilmente di ciascuna mano e nessun piede – solo l’animo era integro, in lui -, pur essendo inabile a combattere, partecipò a molte campagne successive. Preso prigioniero per due volte da Annibale – non aveva infatti a che fare con un nemico qualsiasi -, per due volte sfuggì alla sua custodia, sebbene fosse stato tenuto per venti mesi ogni giorno in catene e in ceppi. Sostenne quattro combattimenti con la sola mano sinistra, sebbene gli fossero stati trafitti in un sol giorno due cavalli ai quali si trovava in sella. Si fece fare una mano destra di ferro e, attacatala al braccio, liberò Cremona dall’assedio, difese Piacenza, conquistò dodici accampamenti nemici in Gallia; tutte queste imprese risultano dal discorso che tenne quando, durante la sua pretura, i colleghi volevano, per la sua menomazione, esentarlo dalla celebrazione dei sacrifici. Che mucchi di corone avrebbe accumulato costui, se avesse avuto a che fare con nemici diversi! Conta infatti moltissimo in quali circostanze storiche si sia esplicato il valore di ciascuno. Quanto valevano le corone ottenute sulla Trebbia, sul Ticino o sul Trasimeno? Quanto una corona meritata a Canne, dove la fuga era stato l’atto supremo di valore? Certo gli altri furono vincitori di uomini, mentre Sergio vinse anche la fortuna.

(traduz. di G. Ranucci)

Pl. NH VII 28, 104-107

Verum in his sunt quidem uirtutis opera magna, sed maiora fortunae. M. Sergio, ut equidem arbitror, nemo quemquam hominum iure praetulerit, licet pronepos Catilina gratiam nomini deroget. Secundo stipendio dextram manum perdidit; stipendiis duobus ter et uicies uulneratus est, ob id neutra manu, neutro pede satis utilis, uno tantum seruo, plurimis postea stipendiis debilis miles. Bis ab Hannibale captus – neque enim cum quolibet hoste res fuit -, bis uinculorum eius profugus, in uiginti mensibus nullo non die in catenis aut compedibus custoditus. Uno die sinistra manu sola quater pugnauit, duobus equis insidente eo suffossis. Dextram sibi ferream fecit eaque religata proeliatus Cremonam obsidione exemit, Placentiam tutatus est, duodena castra hostium in Gallia cepit, quae omnia ex oratione eius apparent habita cum in praetura sacris arceretur a collegis ut debilis, quos hic coronarum aceruos constructurus hoste mutato! Etenim plurimum refert, in quae cuiusque uirtus tempora inciderit. Quas Trebia Ticinusue aut Trasimennus ciuicas dedere? Quae Cannis corona merita, unde fugisse uirtutis summum opus fuit? Ceteri profecto uictores hominum fuere, Sergius uicit etiam fortunam.


Sulpicio Severo, Vita di Martino XVI 2

In Treviri una fanciulla era preda della crudele infermità della paralisi, così che già da molto tempo il suo corpo non era in grado di compiere nessuna funzione pertinente alle attività umane: pressoché morta in ogni sua parte, palpitava appena d’un tenue soffio vitale.

(traduz. di L. Canali)

Sulp. Sev. Vita Mart. XVI 2

Treveris puella quaedam dira paralysis aegritudine tenebatur, ita ut iam per multum tempus nullo ad humanos usus corporis officio fungeretur; omni ex parte praemortua vix tenui spiritu palpitabat.


Platone, Teeteto 160e-161a

Socrate

Bene, siamo finalmente riusciti a far nascere questo, qualunque cosa sia; e ora che è nato, dobbiamo in verità compiere il rito di girare con lui in cerchio – il cerchio della nostra argomentazione – e vedere se non si riveli, dopo tutto, non degno di essere allevato, ma solo…..[161a] un’impostura. Ma forse pensate che una vostra prole debba essere curata e non messa da parte; o sopporterete di vederla esaminata e non vi arrabbierete se vi viene tolta, anche se è il vostro primogenito?

Il passo si riferisce al rito dell’amphidromia, che aveva luogo pochi giorni dopo la nascita del bambino. La cerimonia è un rito di presentazione del bambino alla famiglia e alla comunità, una sorta di riconoscimento di paternità durante il quale il padre riconosce la legittimità della nascita ed esclude, di conseguenza, la possibilità di abbandono o esposizione del neonato.


Platone, Respublica V, 460b-461b:

E ai giovani che eccellono in guerra e in altre attività dobbiamo concedere onori e premi e, in particolare, la possibilità di avere rapporti più frequenti con le donne, il che sarà allo stesso tempo un pretesto plausibile per far sì che generino il maggior numero possibile di figli”. “Giusto”. “E i bambini così nati saranno presi in carico dai funzionari incaricati, uomini o donne o entrambi, dato che, immagino, anche le cariche ufficiali sono comuni a donne e uomini.  I figli dei buoni, suppongo, saranno affidati …., a certe donne che vivono a parte in un quartiere della città, ma i figli degli inferiori, e tutti quelli dell’altra specie che nascono difettosi, saranno opportunamente eliminati in segreto, in modo che nessuno sappia cosa ne è stato di loro”. “Questa è la condizione”, disse, “per preservare la purezza della razza dei guardiani”. “Essi sorveglieranno anche l’allattamento dei bambini, conducendo le madri al recinto quando i loro seni sono pieni, ma impiegando tutti gli accorgimenti per evitare che qualcuno riconosca il proprio bambino. E metteranno a disposizione altre persone che hanno latte, se le madri non ne hanno a sufficienza. Ma faranno in modo che le madri stesse non allattino troppo a lungo, e il disturbo delle notti di veglia e simili oneri saranno affidati alle nutrici”. “State rendendo la maternità un lavoro facile per le donne dei tutori”. “Dovrebbe esserlo”, dissi, “ma proseguiamo con il nostro progetto. Abbiamo detto che la prole dovrebbe provenire da genitori nel fiore degli anni”. 


Aristotele, Politica 7 1335b10:

E ai giovani che eccellono in guerra e in altre attività dobbiamo concedere onori e premi e, in particolare, la possibilità di avere rapporti più frequenti con le donne, il che sarà allo stesso tempo un pretesto plausibile per far sì che generino il maggior numero possibile di figli”. “Giusto”. “E i bambini così nati saranno presi in carico dai funzionari incaricati, uomini o donne o entrambi, dato che, immagino, anche le cariche ufficiali sono comuni a donne e uomini.  I figli dei buoni, suppongo, saranno affidati …., a certe donne che vivono a parte in un quartiere della città, ma i figli degli inferiori, e tutti quelli dell’altra specie che nascono difettosi, saranno opportunamente eliminati in segreto, in modo che nessuno sappia cosa ne è stato di loro”. “Questa è la condizione”, disse, “per preservare la purezza della razza dei guardiani”. “Essi sorveglieranno anche l’allattamento dei bambini, conducendo le madri al recinto quando i loro seni sono pieni, ma impiegando tutti gli accorgimenti per evitare che qualcuno riconosca il proprio bambino. E metteranno a disposizione altre persone che hanno latte, se le madri non ne hanno a sufficienza. Ma faranno in modo che le madri stesse non allattino troppo a lungo, e il disturbo delle notti di veglia e simili oneri saranno affidati alle nutrici”. “State rendendo la maternità un lavoro facile per le donne dei tutori”. “Dovrebbe esserlo”, dissi, “ma proseguiamo con il nostro progetto. Abbiamo detto che la prole dovrebbe provenire da genitori nel fiore degli anni”. 


Per Approfondimenti:


Mappe

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Infanzia e Adolescenza

La sezione offre una serie di contributi utili a chiarire lo statuto dei bambini e degli adolescenti nelle civiltà antiche del bacino del Mediterraneo, con particolare riferimento al caso di Roma in età imperiale. Un contesto medievale, quello della città di Leopoli-Cencelle (IX- XVI d. C.), viene qui utilizzato come utile strumento per comprendere le permanenze di lunga durata nella concettualizzazione dell’infanzia e i cambiamenti degli stili di vita infantili e giovanili legati a un ambiente a prevalente vocazione agricola e artigianale.

Da una quindicina di anni la ricerca sui bambini nelle culture antiche del Mediterraneo si è organizzata in nuove prospettive di indagine. Molte fonti di natura diversa, soprattutto epigrafiche, archeologiche e letterarie, hanno consentito di attribuire voce a una fetta di popolazione che la storiografia ha trattato per un lungo arco di tempo come fosse impossibile da riconoscere nella sua identità storica.  Gli studi recenti hanno chiarito aspetti specifici della storia dell’infanzia antica e della percezione culturale del bambino; la storia dell’infanzia sta assumendo i caratteri di una disciplina specialistica e oggi possiamo dire che una riflessione storica sui bambini è possibile, che l’infanzia ha avuto un suo riconoscimento sociale e culturale in molte civiltà del Mediterraneo antico e medievale e che le vite reali e le esperienze dei bambini del passato non sono del tutto impossibili da ricostruire.

Certo, dobbiamo riconoscere alcune criticità: tutto quello che possiamo fare oggi è comprendere in che modo l’infanzia fosse osservata, concettualizzata, trattata e curata dal mondo degli adulti; dobbiamo ricordare che gli unici bambini di cui abbiamo testimonianza sono quelli di condizione libera, ben nati, desiderati e cresciuti in contesti socialmente favoriti; e tenere a mente che i bambini sono ‘raccontati’, quasi sempre, da voci maschili, perché manca del tutto la prospettiva delle madri e, in genere, delle donne che se ne occupavano nella quotidianità, come balie o addette alla cura domestica.

Roma imperiale e i suoi bambini: l’indagine antropologica

Fino alla fine del secolo scorso, leggendo articoli o resoconti di scavo riguardanti gli insiemi funerari venuti alla luce nel territorio di Roma, di rado si trovavano notizie sugli scheletri (Catalano et al., 2012).…

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Il lavoro infantile

Studiare il modo in cui i bambini potevano essere coinvolti in contesti di lavoro è un’impresa non ovvia. Le fonti che affrontano i temi sensibili del lavoro sono parziali e insufficienti: la storia del lavoro infantile…

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Roma imperiale e i suoi bambini: l’indagine antropologica

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Cosa è un bambino nel mondo antico?

In Grecia, il modello di corpo sano, idealizzato dalla cultura aristocratica e dal canone policleteo, condiziona comportamenti sociali in cui ogni forma di diversità, inclusa quella di genere, è marginalizzata sia dal…

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Come e dove ‘trovare’ i bambini del passato?

L’interazione tra discipline diverse (la storia della medicina, l’antropologia, la storia delle religioni, la storia della letteratura greca e latina, la paleopatologia, l’archeologia) aiuta a chiarire aspetti sui quali…

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Crescere a Roma

La fragilità del parto si estendeva alle prime fasi della vita del neonato ed è sottolineata da riti di passaggio che indicano il superamento di fasi di rischio per la vita dei bambini. Le prime settimane dopo la…

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Nascere a Roma

La nascita e la prima infanzia nel mondo antico rappresentano l'oggetto di studi interdisciplinari che stanno dimostrando la grande complessità dei temi del parto, della speranza di vita alla nascita e delle…

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Approfondimenti su infanzia e adolescenza oggi

Video Approfondimenti sul tema disponibili da Aprile 2023

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Disabilità

La storia della disabilità è, in antico, strettamente associata alla storia dell’infanzia: non solo perché la maggior parte delle fonti mediche si dedica alla disamina di difetti congeniti, evidenti sin dai primissimi istanti di vita, ma anche perché l’infanzia è in sé stessa intesa come un periodo di incompiutezza e difetto, in cui la fragilità del corpo, la malattia e la mortalità sono massime. Una combinazione di fattori quali la malnutrizione, le malattie, la consanguineità, l’esaurimento fisico, gli incidenti, gli sport pericolosi, le guerre e il parto avrebbero prodotto un gran numero di persone disabili.

Una storia sistematica del concetto di disabilità nell’antichità sui tentativi di ‘riparare’ corpi intesi come mancanti o difettosi è ancora in parte da scrivere. La scarsità di lavori sul tema della disabilità e del suo trattamento nel mondo antico è spiegabile attraverso la scarsità delle fonti letterarie e mediche greche e latine, attraverso la rarità delle  attestazioni “oggettive” (ossa o reperti biologici mummificati), cui la paleopatologia si possa dedicare per la ricostruzione dell’incidenza di certe forme patologiche; attraverso la difficoltà di combinare testimonianze giuridiche interessanti, con la ricostruzione della reale percezione sociale e culturale antica della “deformità; la necessità di considerare lo schermo deformante imposto dalle sopravvivenze del racconto mitologico, spesso nascosto ma rielaborato nelle fonti razionali anche di natura scientifica e medica; le difficoltà interpretative poste dall’iconodiagnostica, cioè dall’interpretazione delle immagini o della statuaria che presentano segni di possibili difetti, malformazioni o incompletezze corporee; la consapevolezza della iperestensione, in antico, delle categorie della marginalità, che includono, almeno dal punto di vista medico, anche le donne, i bambini e gli anziani perfettamente sani; le difficoltà insormontabili nella diagnosi retrospettiva, resa molto difficoltosa dalla registrazione nei testi medici di segni clinici significanti all’interno della teoria ippocratico-galenica e oggi, spesso, privi di valore interpretativo; la confusione tra forme patologiche e indistinzione tra malattie congenite e acquisite; lo scarso valore concettuale attribuito all’idea del “miglioramento” di condizioni cliniche che non possono essere pienamente riportate alla norma, cioè a quella felicità del corpo ed equilibrio ideale a cui tutti i testi medici antichi si ispirano come ideale di salute.

La bambina di Fidene: il caso della trapanazione cranica

La trapanazione ossea è una pratica ben attestata dalle fonti mediche antiche occidentali, che la documentano già a partire dai testi della Collezione ippocratica come uno dei sistemi di trattamento delle fratture,…

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Ricostruzione storica e licenze narrative: il caso della tomba 132 di Castel Malnome

Alla nascita di Diogene, entrambi i genitori si rallegrarono: non solo il parto era andato bene, ma era anche un maschio e sembrava che la sua forma e le sue condizioni fisiche avrebbero garantito la sua sopravvivenza.…

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Disabilità nel mondo antico

Sia nel mondo greco che in quello romano la presa in carico del disabile è una scelta familiare, che può confrontarsi con le pratiche legittime dell’esposizione, dell’abbandono e dell’infanticidio. È evidente come una…

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Disabilità e società

Sebbene la maggior parte dei figli di disabili romani morisse per abbandono o per mancanza di cure mediche, ci sono alcuni esempi di bambini con disabilità che vengono nutriti e accuditi. Plinio il Giovane racconta di…

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Figli dell’imperfezione

La deformità, la mancanza, il difetto e l’imperfezione sono, in tutto il mondo antico, criterio di esclusione sociale, educativa, giuridica e sanitaria del bambino; i bambini ‘incompleti’ sono solo talvolta educabili,…

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Il trattamento medico della disabilità fisica

Un tentativo di recupero medico del difetto fisico è talvolta attestato e potenzialmente possibile, seppure difficile da ricostruire a causa della scarsità dei passi che lo documentano e dalla disomogeneità della loro…

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Storia di un Longobardo sopravvissuto in epoca pre-antibiotica

Tra gli inumati della necropoli longobarda di Povegliano Veronese c’è T-US-380. Sulla base delle evidenze archeologiche, la necropoli è databile tra la fine del VI e l'inizio dell'VIII secolo d.C.. Si tratta dei resti…

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Il caso della tomba 132 di Castel Malnome: Individuo dalle caratteristiche fortemente invalidanti

Tra gli inumati della necropoli imperiale di Castel Malnome, venuta alla luce in prossimità della Via Portuense, all’altezza di Ponte Galeria, si distingue l’individuo della Tomba 132. Se a prima vista la sepoltura, una…

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Approfondimenti sulla disabilità oggi

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Donne

In questa sezione si può trovare una scelta di materiali per tracciare un quadro delle condizioni di salute e di vita quotidiana delle donne a Roma nell’antichità. Quali condizioni patologiche in antico possono essere ascritte al semplice appartenere a una storia di genere? Quali sono invece ascrivibili a usi e costumi che hanno bisogno di essere decifrati perché di essi si è persa pratica e memoria? Quale lezione può impartire la storia delle donne nell’antichità per leggere alcune specifiche condizioni delle donne a noi contemporanee? Lo storico dispone di fonti di natura diversa; il materiale di scavo relativo a sepolture di donne può fornire dati interessanti su condizioni fisiologiche e patologiche legate alla gravidanza e al parto, che integrano le testimonianze della letteratura medica antica, in particolare quella dei testi di Sorano di Efeso e di Galeno di Pergamo. Le necropoli romane di età imperiale offrono una campionatura particolarmente significativa in quanto per lo più riferibili a strati di popolazione di livello basso che, nelle componenti femminili, rivela interessanti dicotomie: da un lato, infatti, i corredi femminili sono spesso più ricchi, dall’altro gli scheletri rivelano spesso indicatori di stress da carico di lavoro e, talvolta, esiti di atti di violenza. Lo studio delle ossa ci consente di colmare un’importante lacuna dei testi antichi (ivi compresi i testi medici, che contengono la trattazione della complicata fisiopatologia di un corpo ‘particolare’), che parlano soprattutto di donne appartenenti ai ceti sociali più elevati.

Roma violenta

La violenza caratterizza ogni aspetto della società romana e lascia tracce significative non solo nelle guerre e negli scontri tra fazioni politiche, ma anche nella quotidianità della vita pubblica, domestica e persino…

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Maltrattamento femminile nell’antica Roma

Dalla necropoli Collatina, la più vasta area cimiteriale di Età Imperiale (I-III sec. D.C.) rinvenuta a Roma, provengono i resti scheletrici di una donna di oltre 50 anni. La tomba semplice a fossa, priva di corredo…

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Come sono fatte le donne?

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Le donne, maschi mancati

I trattati biologici aristotelici accolgono l’idea del femminile come dimensione del difetto e dell’incompiutezza e la ridefiniscono ponendo l’accento sull’innata ‘freddezza femminile’, che rende impossibile la cozione…

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Le malattie delle donne

La visione medica e filosofica greca incentrata sulla funzione riproduttiva spiega la particolare teoria della patologia femminile che, presente tanto negli scritti ippocratici quanto nelle opere platoniche e…

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La gravidanza e il parto

La gravidanza è, in tutti i testi medici greci e latini di tradizione ippocratica, l’unico periodo di corretto funzionamento del corpo delle donne. Negli scritti ippocratici, uomini e donne contribuiscono entrambi ai…

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Il lavoro delle donne

È ben noto che le donne di condizione sociale libera, sia nel mondo greco che in quello romano, non erano dedite ad attività lavorative che non fossero quelle legate al mantenimento della casa e alla cura domestica. Non…

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La donna nella Roma imperiale: nuove prospettive dall’analisi antropologica

I dati antropologici rilevati sia nel lavoro sul campo, sia nel corso delle successive indagini di laboratorio, nonostante le difficoltà di interpretazione, forniscono informazioni significative per la ricostruzione…

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Approfondimenti sulla violenza femminile oggi

Video Approfondimenti sul tema disponibili da Aprile 2023

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Infanzia e Adolescenza

Chi è un bambino nel mondo antico? Come viene ‘pensato’, accudito, educato? Tutti i bambini sono uguali nella civiltà romana? I maschi sono trattati come le femmine? Quali sono le discipline che studiano i bambini nella storia? I bambini erano utilizzati in contesti di lavoro?

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Donne

Chi sono le donne nel mondo antico?
Come vengono pensate e educate le donne? Quali sono le discipline che studiano donne nella storia antica? Esistono testimonianze della violenza sulle donne nell’antichità? Quali erano le condizioni di salute delle donne?

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Disabilità

Chi è un disabile nel mondo antico? Come viene ‘pensato’, accudito, educato? Esistono fonti che documentano le condizioni di vita dei disabili nel mondo antico? La medicina antica si occupa del trattamento della disabilità? Esistono documentazioni di integrazione e presa in carico sociale dei disabili nell’antichità?

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Attraverso la presentazione di casi studio itineranti che mostreranno e illustreranno reperti biologici di individui di Roma antica e tardo antica, classificabili come soggetti vulnerabili, si intende rendere comprensibile quanto gli stili e l’ambiente di vita interagiscano con le condizioni di salute e di benessere bio-psico-sociale sia delle popolazioni storiche, sia di quelle contemporanee. L’utilizzo di storie di vita antiche consente di veicolare messaggi forti sulle origini di alcuni atteggiamenti sociali relativi a:

  1. violenza sulle donne
  2. percezione della disabilità
  3. minori alimentazione e relazione sociale con le sue multi-dimensioni
  4. marginalità socio-economica

Tali messaggi vogliono essere pedagogicamente orientati a favorire in un pubblico molto giovane la comprensione dei meccanismi di innesco di reazioni sociali di intolleranza e prevaricazione.

L’iniziativa è ideata in corrispondenza alla policy di Sapienza Università di Roma in merito all’open science e alla costituzione di nuovi format organizzativi per promuovere la responsabilità sociale abilitando nuove prospettive di trasmissione della ricerca. Si vuole comunicare quindi anche la necessità di connettere saperi scientifici e sociali di diversa estrazione, in un’ottica multidimensionale e multi epistemica. L’innovatività della proposta consiste anche nella messa a sistema di risultati provenienti da un approccio integrato tra discipline e nella loro applicabilità alla didattica: l’indagine antropologica, molecolare e lo studio dei contesti di scavo ha consentito di incrociare i dati paleopatologici e paleo nutrizionali con le fonti mediche e letterarie antiche al fine di ricostruire attorno ai reperti una serie di case studies che identificassero la fisionomia di individui vissuti a Roma antica e tardo imperiale, in ragione delle loro specificità biologiche, del loro stile di vita e delle loro abitudini socio-culturali.

Lo studio multidisciplinare: Medical Humanities e Biotecnologie

L’intersezione virtuosa tra approcci metodologici diversi ha consentito la piena valorizzazione delle fonti primarie quali i resti scheletrici umani, i residui di cibo, le realtà abitative e i contesti di sepoltura. Da questa prospettiva, l’interesse per la cosiddetta “cultura materiale” ha assunto un senso più profondo della semplice risposta a una storiografia di tipo concettuale e ideologizzato, di cui fin dagli anni Ottanta si avvertiva il limite rispetto a una ricostruzione più oggettiva dell’Antichità. In generale, le fonti scritte e iconografiche veicolano informazioni più o meno intenzionalmente mediate dalle coordinate culturali e antropologiche che le hanno prodotte e richiedono allo storico uno sforzo di esegesi filologica che anche nel caso dei manoscritti e delle epigrafi ha bisogno di dialogare con la materia del supporto e degli strumenti di scrittura. D’altro canto, l’essenzialità dei dati molecolari risulterebbe parziale e fuorviante, se prescindesse dall’intelaiatura di una cornice di senso più tradizionalmente documentale.
Pertanto, la storia della medicina, abituata da sempre a operare su un terreno vocato alla contaminazione degli ambiti delle conoscenze, si è rivelata ancora una volta capace di far dialogare discipline apparentemente lontane fra loro ma di fatto complementari al fine di una ricostruzione storica fedele. Dunque, l’indagine antropologica, paleopatologica e molecolare sui resti scheletri in dialogo con le fonti storico-mediche, letterarie e iconografiche è diventata l’opportunità di una ricostruzione storica tout court.

Équipe Sapienza Università di Roma

Giorgia Maria Annoscia

Professore Associato L-ANT/08

Alessandra Battisti

Professore Ordinario ICAR/12

Antonella Calogero

Professore Ordinario MED/46

Maria Conforti

Professore Associato MED/02

Emanuela Cristiani

Professore Associato L-ANT/01

Valentina Gazzaniga

Professore Ordinario MED/02

Tommaso Empler

Professore Associato ICAR/17

Giacomo Frati

Professore Ordinario MED/50

Giusti Anna Maria

Ricercatore Universitario BIO/10

Luciano De Sio

Ricercatore L.240/10 FIS/07

Iorio Silvia

Ricercatore L.240/10 MED/02

Giorgio Manzi

Professore Ordinario BIO/08

Marceca Maurizio

Professore Associato MED/42

Midulla Fabio

Professore Ordinario MED/38

Petrozza Vincenzo

Professore Associato MED/46

Paola Grammatico

Professore Ordinario MED/03

Mary Anne Tafuri

Ricercatore L.240/10 BIO/08

Sciarretta Sebastiano

Professore Associato MED/50

Partners del progetto

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